Olmo

si sta come d'autunno sugli alberi le foglie
giovedì, 28 febbraio 2008

Caos Calmo

La moglie di Pietro muore in un incidente domestico quando sono in vacanza proprio mentre lui, passeggiando sulla spiaggia con il fratello, avvista nel mare una donna che sta annegando e le salva  la vita.

L'episodio è quanto meno paradossale e percorrerà come una sorta di sottofondo tutto il film, un pò come le cose reversibili e irreversibili (che racconta a Pietro la figlia, dopo che a scuola ha conosciuto i palindromi) che ci mette di fronte la vita.

A quel punto tutto si ferma, la vita i pensieri i desideri il lavoro e Pietro si ritrova su una panchina fuori la scuola della figlia con il pretesto di avere promesso di aspettarla, ma in realtà perchè è in attesa di quello schianto emotivo, di quel dolore rabbioso che riesce a causare solo una perdita.

Dolore che fa fatica a palesarsi, si incunea tra un pensiero e l'altro, striscia indifferente tra le ciglia e mai esplode, irrompe e devasta.

Che forte questo Nanni Moretti pop, l'ho trovato davvero bravo, un pò tenero e anche un pò goffo.

Niente a che vedere con il Michele di Palomballa Rossa, un film bello come quello credo non riuscirà più a farlo.

 

 

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categoria: libri, cinema, film


giovedì, 21 febbraio 2008

La figlia dell'altra

Ho conosciuto A.M. Homes grazie al film “La sicurezza degli oggetti” tratto da un suo libro di qualche anno fa, che m’era piaciuto tanto e tanto mi aveva fatto pensare.

La figlia dell’altra è un libro autobiografico in cui l’autrice racconta di quando la sua madre naturale fa irruzione nella sua vita e cerca di avere un contatto con lei per conoscerla e per farsi conoscere.

Il gesto, dapprima rifiutato, piano piano inizia come un picchio a martellare la sua corazza fino a quando decide di incontrala, e da quel momento ogni equilibrio viene rotto, si destabilizzano tutte le certezze e la scrittrice viene catapultata in una sorta di vita parallela, fatta di persone, luoghi, cose che, come nel film Sliding doors, la avrebbero sfiorata e le sarebbero appartenute se solo quando nacque sua madre non avesse deciso di darla in adozione.

Il libro è davvero bello, scritto in un modo asciutto ma non per questo meno carico di pathos, forse si perde un po’ nella seconda parte, dove viene raccontata tutta la ricerca che la Homes fa  per ricostruire l’altro albero genealogico che le appartiene, cercando di arrivare al seme che ha generato la prima radice.

 

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categoria: cultura, libri, racconto


martedì, 12 febbraio 2008

Lo scafandro e la farfalla

Lo scafandro e la farfalla fu scritto da Jean Dominique  Bauby una decina di anni fa, fu un caso editoriale in Francia, pubblicato due settimane prima che l’autore morisse di un arresto cardiaco, e a cui il regista Schnabel si è ispirato per l’omonimo film, premiato a Cannes e con ben 4 nomination all’Oscar.

Bauby era un giornalista di successo quando all’improvviso un ictus lo ridusse in coma per diverse settimane e al risveglio si accorse che tutti i muscoli del corpo non funzionavano più, restò paralizzato totalmente seppur pienamente cosciente.

Questo stato vegetativo, noto come lock-in syndrome, imprigiona una persona all’interno del proprio corpo immobile e senza più reazioni volontarie.

Nonostante questo, la solidità del legame che Jean Dominique Bauby aveva con la vita e con gli altri non lo fece soccombere. Attraverso piccoli movimenti della palpebra dell’occhio sinistro riuscì a creare un canale di comunicazione con il mondo, attraverso l’uso dell’alfabeto (chi gli era vicino elencava le lettere e si fermava quando Bauby muoveva l’occhio e così via fino a comporre parole).

Proprio con questa tecnica è riuscito a dettare questo libro, che è una raccolta di quadri emotivi e una sorta di diario di una mente lucida, viva, curiosa e ironica (la farfalla), imprigionata in un corpo rigido e senza più reazione (lo scafandro).

Il libro è veramente bello, senza un filo di retorica o commiserazione e di un’intensità che lascia senza parole, in molti punti è malinconico e in tanti altri è ironico e divertente. E’ una cronaca del mondo visto da lì dentro, di un essere mutante come scherzosamente si definiva lui.

 

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categoria: cultura, poesia, libri, racconto


lunedì, 04 febbraio 2008

Couscous

Couscous, vincitore del gran premio della giuria all’ultimo Festival di Venezia, è un film fatto di facce, di primi piani e tante parole.

Sono raccontate le vicende una numerosa (e allargata) famiglia francese (di origine araba) che vive alla periferia di Marsiglia, e dell’idea che ha il capofamiglia, dopo essere stato licenziato dai cantieri navali (dove ha lavorato per trent’anni), di ristrutturare un vecchio peschereccio per trasformarlo in ristorante sul mare di couscous di pesce.

I protagonisti sono attori non professionisti e sono incredibilmente veri (e con delle facce bellissime) nei ruoli e nei dialoghi (interminabili, divertenti, drammatici, certe volte anche troppo lunghi) e se all’inizio si fa un po’ di fatica a stare dietro alle loro discussioni corali, poco alla volta il film ti coinvolge, ti fa entrare nella storia con facilità ed il racconto, soprattutto nella seconda parte, diventa molto, molto piacevole.

Attenzione: la danza del ventre della protagonista, nel finale del film, è una bomba ormonale ad orologeria molto molto pericolosa.

Da vedere.

 

postato da giurau alle ore 11:02 | Permalink | commenti (2) / commenti (2) (pop-up)
categoria: cultura, cinema, film



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