
Hanno talento Jean-Pierre e Luc Dardenne e con ogni film che girano riescono a dare dignità e lustro al Cinema e a ricordarci perchè è chiamato settima arte.
Vincitore a Cannes del premio come miglior sceneggiatura "Il matrimonio di Lorna" è la storia di una ragazza albanese, divenuta cittadina belga grazie ad un matrimonio-bianco con un tossicodipendente, che è in procinto di risposarsi con un russo, desideroso anch’egli di diventare belga, e che saprà ricompensare profumatamente del favore l’organizzazione che è alle spalle di Lorna (e Lorna stessa) che gestisce questo traffico di cittadinanze fasulle attraverso matrimoni combinati.
Il film è spietato nel suo cinico sguardo sulla consapevolezza che il denaro, soprattutto per chi è ai margini dell’opulenza dell’occidente, sia l’unico valore possibile, l’unica molla che ti spinge ad uscire di casa ogni giorno, ma è anche un film che scava dentro i personaggi, che regala un’infinita umanità negli occhi della protagonista che ad un certo punto sente qualcosa di nuovo accadere dentro il suo cuore e per una volta questo qualcosa decide di seguirlo, anche mettendo a rischio la sua stessa vita.
Il matrimonio di Lorna è un film ben scritto, che ti da un forte pugno nello stomaco, ma ti lascia in bocca anche un sapore di speranza.
Grandi i Fratelli Dardenne, che possano vivere ancora cento anni (e fare tanti film ancora).
