Olmo

si sta come d'autunno sugli alberi le foglie
giovedì, 15 gennaio 2009

Un'ora sola ti vorrei

Capita a volte di incrociare dei libri, dei film o anche solo delle canzoni che ti lasciano con un palmo di naso e ti restano dentro per mesi e mesi, e per quanto tu cerchi di uscirne ti rendi conto di esserne prigioniero.

Mi capitò qualche anno fa, credo sia stata la penultima volta, con un film su dei cowboy del Wyoming (che di recente ne hanno mandato un riassunto su Raidue.)

La cosa che più mi colpisce è che "eventi" così, parlo per me è ovvio, ti mettono in condizione di sperimentare uno stato emozionale raro, una sorta di massa emotiva che senti in qualche punto della pancia e per quanto tu provi a tradurla in parole, in ragionamenti, ti devi arrendere alla consapevolezza che non ne sei capace.

Molto dipende anche dall’impatto che questo ha sul tuo vissuto, è ovvio, i percorsi di vita fatti o in transito e che sembra che l’incontro con questa cosa non sia casuale. In altri momenti è come se la corda interiore toccata faccia accendere nella testa una lampadina che ti svela un nuovo mondo e un nuovo modo di guardare certe cose.

Ma sto tergiversando.

Voglio parlare di un film che ho avuto la fortuna di vedere (e rivedere, rivedere rivedere) e che è “Un’ora sola ti vorrei” di Alina Marazzi, uscito qualche anno fa e da un po’ disponibile in DVD.

E’ un film bellissimo, che ti spiazza per la sua struggente dolcezza evocativa e di cui tutte le cose sopra, ed è un documento emozionale, un insieme di frammenti che nascono dalla carne.

La storia è incentrata sul rapporto tra una figlia e sua madre, Alina Marazzi  e Liseli Hoepli, un rapporto interrotto quando Alina aveva solo sette anni dalla morte di sua madre, e che si cristallizza in un cassetto riposto in soffitta per anni e anni, fino a quando la figlia non decide di riaprirlo e incontrare, dopo tanto tempo, questa donna, questa presenza-assenza che per tanti anni l’ha accompagnata.

In questo cassetto ci sono centinaia di metri di pellicole e soprattutto un’infinità di pagine in cui Liseli parla di se, della sua vita, dei suoi sogni e della sua malattia.

Alina Marazzi legge tutto, mette insieme le foto, le cartoline scritte, tutte quelle cose che a volte sembrano stupide e che vengono messe da parte per ricordare una cosa, e che adesso, nelle mani della figlia, diventano indizi importanti, segni o rimandi alla persona che le ha riposte.

Alina Marazzi guarda soprattutto i filmini girati dal nonno, ore e ore di vita impressionata su quella pellicola, montando la quale e lasciando come sottofondo la lettura delle lettere e dei diari, ha tirato fuori questo piccolo, immenso capolavoro.

 

postato da giurau alle ore 21:25 | Permalink | commenti (1) / commenti (1) (pop-up)
categoria: cultura, poesia, libri, cinema, film, racconto



Commenti
#1    16 Gennaio 2009 - 15:55
 
C’è chi parla di corde toccate c’è chi parla di modi di vivere , c’è chi sta male, c’è chi non sta bene perché questi otto anni, non hanno altri giorni da aggiungere e mi chiedo se questa vita così poco libera, così spesso soffocante, sia anche in ragionevolmente poco chiara su sentimenti che nascono dal tuo dentro e percorsi, che ogni tanto, ti fanno riflettere, tengono in mano, solo cenere.
Non sono bravo nei discorsi ma cerco sempre di capire il profondo e se la maggior parte delle volte non ci riesco è perché sono umano tra terrestri ingordi di se stessi, ingordi nel voler la superiorità che non potranno mai avere, per mancanza di genuinità e non solo.
Si appare disponibili e soli, si crede di apparire unici e vivi ma nel contesto di un irreversibile sistema che non funziona, tutto è lontano da ciò che si vuole.
Le spalle non servono a mantenere il collo e la testa ma servono anche, e dico purtroppo, a tenersi dietro, le cose che spesso ci devastano, cercando di mantenere un certo vissuto che non ci piace fino a scordarcene completamente, questa è la vita, e il fegato scoppia solo se gli diamo il ben servito.

Molti sono stati i poeti che ancora oggi ci fanno riflettere, molti sono i registi che inventano film e ci fanno rivivere in qualche modo, esprimendo con mezzi che noi non abbiamo, quella vita che ci tocca, qualche volta, anche solo per una sequenza, facendocela rivivere.
Sono solo dei film, sono solo racconti, storie, che comunque saranno sempre diversi da quelli che noi viviamo, sono riassunti o pezzi migliori che loro attaccano, solo per farceli piacere, c’è chi ha gusto e lo sa fare bene e che il pane se lo sa guadagnare. Ovviamente essere cinico e conciso non è il mio stile, ma qualche volta ci provo, con la speranza di avere qualche riscontro che non ho.
L’unica cosa certa, che riesco con successo è di riuscire ad azzittire l’unica cosa che voglio sentire parlare, ma tutti abbiamo dei nei, ovvio no!

I film o le storie che noi ascoltiamo, si, sono degli eventi comuni che ci aiutano a crescere e riflettere, ma non devono soffocare il nostro sentimento, causando cambiamenti radicali della nostra esistenza altrimenti non saremmo ciò che siamo, io non vivo una storia già scritta, non esiste, ho la mia di storia e se a qualcuno piace ascoltarla ben venga.

Ernani
utente anonimo

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