Olmo

si sta come d'autunno sugli alberi le foglie
lunedì, 06 luglio 2009

G8 - la vignetta del "Sun"

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categoria: cultura, politica, fotografia, rabbia, attualitĂ 


mercoledì, 03 dicembre 2008

Tutta colpa di Tondelli

L'ho trovato davvero molto interessante il libro d'esordio di Nicola Pezzoli "Tutta colpa di Tondelli" nonostante Tondelli sia solo il sottofondo di questo bellissimo libro e la foto dell'indimenticato autore in copertina (quasi come se fosse un libro "su" Tondelli) l'ho trovata una gran furbata… chissà quanti lo porteranno a casa senza leggere la quarta di copertina e poi ritrovarsi in una storia un po' diversa da quella che si erano immaginato… e io stesso, che dei boccaloni sono il re, l'ho tirato giù dallo scaffale per lo stesso motivo.
Ma tant'è, sono contento di averlo letto e mi è piaciuto davvero tanto.

Il libro è il racconto autobiografico di Pezzoli alla ricerca di una casa editrice disposta a pubblicare i suoi scritti e che a un certo punto ha la s(fortuna) di imbattersi in un certo (e ai tempi molto di moda) Massimo Canalini e la sua casa editrice Transeuropa (famosa negli anni ottanta per aver dato alle stampe giovani autori diventati poi di culto come Brizzi, Ballestra De Marchi oltre ad aver pubblicato le famose antologie "Under 25" curate da P.V.Tondelli.
Il libro è davvero divertente e spassoso, trasuda di ironia e soprattutto di autoironia e ti porta con un sorriso stampato in faccia in tutte le vicissitudini di questo sogno (pubblicare il primo libro) che, a un passo dal realizzarsi, piano piano si trasforma in un incubo e da cui l'autore (restato inedito) non riesce più a liberarsi.
E' un libro che fa una gran bella figura nella linea editoriale della Kaos Edizioni (specializzata in testi di denuncia e controinformazione) e che apre uno squarcio nel mondo editoriale e nei suoi meccanismi sconosciuto ai più e che lascia il lettore con un palmo di naso. La marcia in più di questo testo (rispetto ai molti della Kaos un pò pesanti e pallosi-seri) è che è scritto con una leggerezza unica, che dà veramente la misura del talento di questo scrittore.

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categoria: cultura, libri, attualitĂ 


giovedì, 16 ottobre 2008

Questo libro ti salverĂ  la vita

Richard Novak è un uomo di mezza età, metodico, abitudinario, la sua vita è programmata nei minimi dettagli. Una mattina, come ogni mattina, mentre è sul tapis-roulant e da uno schermo controlla le sue azioni in borsa, osserva dalla finestra la donna che a quell’ora nuota sempre in piscina, e all'improvviso si sente invadere da un dolore atroce, che parte da non si sa quale punto del suo corpo e inizia a devastarlo.

Tutte le analisi che fanno a Richard al pronto soccorso danno esito negativo: niente infarto, niente ictus, niente di niente e lì su quel lettino, mentre prova a capire la dinamica di quello che gli è capitato, a Richard succede qualcosa che cambierà completamente la sua vita.

L’infermiera gli chiede un numero da chiamare nel caso succedesse qualcosa e a quel punto, Richard realizza quello che è, e capisce, forse, l’origine di tutto quel dolore.

 

“E’ rimasto lì steso a contemplare l’assolutezza con cui si era sottratto al mondo dei legami, la stupidità dell’indipendenza raggiunta: non aveva bisogno di nessuno, non conosceva nessuno, non era parte della vita di nessuno: si era sottratto in modo così totale al mondo delle dipendenze e dei legami che non era nemmeno più sicuro di esistere”.

Da quel momento gli occhi di Richard cambieranno il modo di guardare il mondo e niente sembrerà più uguale a prima, e in una Los Angeles invasa dagli incendi, comincerà a re-imparare il modo di intrecciare i suoi sentimenti con gli altri.

“Questo libro ti salverà la vita”di A.M. Homes è un romanzo magnifico, che ti toglie il sonno e ti scuote dal profondo. Erano mesi che non mi capitava tra le mani un libro così bello che ti tiene incollato lì fino all’ultima pagina, fino all’ultima parola.

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categoria: cultura, poesia, libri, racconto, attualitĂ 


domenica, 12 ottobre 2008

il matrimonio di Lorna

Hanno talento Jean-Pierre e Luc Dardenne e con ogni film che girano riescono a dare dignità e lustro al Cinema e a ricordarci perchè è chiamato settima arte.

Vincitore a Cannes del premio come miglior sceneggiatura "Il matrimonio di Lorna" è la storia di una ragazza albanese, divenuta cittadina belga grazie ad un matrimonio-bianco con un tossicodipendente, che è in procinto di risposarsi con un russo, desideroso anch’egli di diventare belga, e che saprà ricompensare profumatamente del favore l’organizzazione che è alle spalle di Lorna (e Lorna stessa) che gestisce questo traffico di cittadinanze fasulle attraverso matrimoni combinati.

Il film è spietato nel suo cinico sguardo sulla consapevolezza che il denaro, soprattutto per chi è ai margini dell’opulenza dell’occidente, sia l’unico valore possibile, l’unica molla che ti spinge ad uscire di casa ogni giorno, ma è anche un film che scava dentro i personaggi, che regala un’infinita umanità negli occhi della protagonista che ad un certo punto sente qualcosa di nuovo accadere dentro il suo cuore e per una volta questo qualcosa decide di seguirlo, anche mettendo a rischio la sua stessa vita.

Il matrimonio di Lorna è un film ben scritto, che ti da un forte pugno nello stomaco, ma ti lascia in bocca anche un sapore di speranza.

Grandi i Fratelli Dardenne, che possano vivere ancora cento anni (e fare tanti film ancora).   

 

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categoria: cultura, cinema, film, attualitĂ 


domenica, 28 settembre 2008

Un giorno perfetto

Un giorno perfetto è un film cupo, soffocante che sembra uscito dai titoli di cronaca nera di un qualsiasi quotidiano di questi giorni, una specie di instant-film

 La storia è da manuale: un matrimonio malato che finisce, lei che va via di casa con i figli e lui che non riesce a elaborare l’abbandono, che si aggrappa con le unghie a qualcosa che esiste solo nella sua mente e che pur di non rimettersi in gioco, di guardarsi dentro e ricominciare, finisce per distruggersi e distruggere ciò che ha di più caro con la bestia che ha dentro.

Isabella Ferrari è a dir poco a suo agio nel suo ruolo “perfetto” ( in un solo film viene licenziata, pestata e violentata dall’ex marito che le ammazza pure i figli) e devo dire che anche Valerio Mastandrea fa la sua porca figura nel ruolo di cui sopra.

Ma a parte questo, non c’è molto altro da dire… i personaggi sono abbozzati, piatti, come capitati lì per caso, che sembrano promettere qualcosa che non arriva. E' un po’ come sfogliare un album di foto trovato su una panchina, avere la curiosità di sapere della vita di quelle facce, di quello che pensano, dei loro sogni e invece doversi accontentare solo di immagini...

Tra tutti i film di Ozpetek questo forse è superato, in bruttezza, solo da Cuore Sacro. Bellissima (e su questo il Ferzan non sbaglia mai) la canzone finale di Ermanno Giove.

 

postato da giurau alle ore 09:04 | Permalink | commenti (1) / commenti (1) (pop-up)
categoria: cultura, cinema, film, attualitĂ , tv



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